Regnum Christi Magyar

«Venite e vedrete»: abitare il discernimento tra missione e vita comunitaria

Abbiamo intervistato Padre Riccardo Garzari, LC che a Roma porta avanti un percorso di accompagnamento per giovani che si interrogano sul proprio futuro.

Padre Riccardo Garzari è nato il 29 agosto 1975 a Padova ed è stato ordinato sacerdote nella Congregazione dei Legionari di Cristo il 12 dicembre 2011. Per dodici anni ha svolto la missione di cappellano presso l’Università degli Studi di Palermo: un’esperienza di accompagnamento dei giovani verso l’età adulta che lo ha visto sostenere anche chi avvertiva la chiamata alla vita consacrata. Proprio per questo bagaglio umano e pastorale, è stato chiamato a Roma per guidare il progetto della Casa Vocazionale dei Legionari di Cristo, presso la parrocchia “Nostra Signora di Guadalupe”.

All’interno del Regnum Christi ha ricoperto diversi incarichi: ad Asti è stato ausiliare dell’ECyD per quattro anni; durante il periodo palermitano è stato direttore dell’ECyD, responsabile della sezione giovani, cappellano della sezione adulti e, infine, direttore locale. Dal 2023 al 2025 ha fatto parte del collegio direttivo locale del Regnum Christi di Roma.

Padre Riccardo, cos’è e come nasce il progetto della Casa Vocazionale “Nostra Signora di Guadalupe” a Roma?

Il progetto nasce per i giovani che stanno compiendo un discernimento vocazionale verso il sacerdozio nei Legionari di Cristo. Durante gli anni come cappellano universitario, ho notato che spesso i ragazzi non hanno un’idea realistica della vita quotidiana di un sacerdote; sentivo quindi il bisogno di offrire loro la possibilità di conoscere questa realtà da vicino. Da qui l’idea: non limitarsi a una visita in seminario, ma permettere ai giovani di vivere in una comunità di sacerdoti già impegnati nel ministero attivo.

Entrando nel dettaglio, come si articola il percorso formativo della Casa? Quali sono i pilastri dell’itinerario che proponete per trasformare un’intuizione in una scelta consapevole?

L’esperienza di convivenza dura al massimo otto mesi, solitamente da ottobre a fine maggio. In questo periodo, i giovani toccano con mano tre aspetti fondamentali. Innanzitutto, la vita comunitaria: abitando con una piccola comunità di sacerdoti in missione, possono conoscere il carisma legionario, condividerne gioie e fatiche quotidiane. C’è poi la dimensione apostolica: i ragazzi partecipano alle attività della Congregazione e del Regnum Christi per integrarsi nella missione. Infine, la preghiera: i momenti di raccoglimento, vissuti sia con i sacerdoti sia con i laici, diventano lo spazio privilegiato per incontrare Cristo e dialogare con Lui sulla propria vocazione.

La Casa Guadalupe punta molto sull’accompagnamento personalizzato. Quali sono le sfide più grandi che i giovani incontrano oggi e come rispondete a queste fatiche?

Mi aiuta guardare a Gesù e alla risposta che diede a Giovanni e Andrea quando iniziarono a seguirlo: «Venite e vedrete» (Gv 1,39). Anche se le attività proposte sono simili per tutti, è la risposta individuale a fare la differenza e a dare il via all’accompagnamento personalizzato. La domanda che pongo sempre ai giovani è: «Com’è andata oggi?». La risposta non sta nella quantità di nozioni imparate o nel successo delle attività apostoliche, ma nella risonanza interiore. Si tratta di capire se un’anima sente il richiamo di seguire Gesù “dentro” quello che sta vivendo, se percepisce che quello è il suo mondo. Il mio compito è porre domande di chiarimento per rendere il cammino di ogni giovane più profondo e veritiero.

In che modo la Casa Vocazionale interagisce con la realtà del Regnum Christi di Roma?

Lo sviluppo della vita apostolica è essenziale nel discernimento. Per questo, in sinergia con i Legionari, i consacrati e le consacrate della località, assegniamo a ogni giovane un incarico specifico nelle opere del Regnum Christi. Questo permette loro di sviluppare lo zelo apostolico, il senso di responsabilità e le capacità organizzative, tutto secondo lo stile proprio del nostro carisma.

Cosa si sente di consigliare a un ragazzo che percepisce una chiamata ma prova timore o incertezza nel fare il primo passo?

Credo che se un giovane sente “qualcosa”, la prima cosa da fare sia mettersi in gioco, anche solo per capire la natura di quel sentimento. La mia esperienza mi dice che chi è venuto a trovarci per un fine settimana ha capito quasi subito se quella fosse o meno la sua strada. Sinceramente, né a noi né a Gesù conviene che una persona diventi sacerdote senza una vera chiamata: non sarebbe felice e non vivrebbe bene la missione. Spesso “rifugiarsi nella preghiera” rischia di trasformarsi in un “rimuginare sulle proprie paure”, facendoci perdere tempo prezioso. Meglio intraprendere un percorso che offra strumenti concreti di auto-conoscenza. Noi, ad esempio, proponiamo il percorso Homo Novus, che dura due anni; per chi si sente pronto, il passo naturale successivo è venire a vivere con noi. Non c’è fretta di “portare in seminario” nessuno, ma c’è la ferma volontà di aiutare ogni giovane a trovare la strada che il Signore ha pensato per la sua felicità.

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